Facciamo chiarezza.
Negli ultimi anni, su LinkedIn e sul web, stanno proliferando proposte molto diverse tra loro che promettono un riconoscimento formale per chi svolge la professione dell’orientatore. Si parla di registri nazionali, albi, certificazioni, iscrizioni a elenchi più o meno strutturati.
Il tema è delicato, perché il rischio di confusione è alto.
È importante ricordare un punto fondamentale: l’attività di orientamento rientra tra le professioni non organizzate in ordini o collegi, secondo la Legge 4/2013.
Ad oggi, non esiste un albo professionale riconosciuto per legge per la figura dell’orientatore.
Questo non significa che non esistano associazioni, registri o percorsi di qualificazione. Significa però che è necessario distinguere con attenzione tra ciò che è formalmente riconosciuto a livello normativo e ciò che rappresenta, invece, un riconoscimento interno a realtà private o associative.
Le parole contano. E nel nostro lavoro, che accompagna le persone a scegliere, contano ancora di più.
Come professionisti dell’orientamento abbiamo anche una responsabilità culturale: promuovere chiarezza, trasparenza e consapevolezza, evitando semplificazioni o ambiguità che possano generare aspettative non corrette.
Scegliere come formarsi e a quali realtà affiliarsi è un passaggio importante. Farlo in modo informato lo è ancora di più.
Su questo tema ASITOR è già intervenuta con un approfondimento, con l’obiettivo di offrire strumenti utili a orientarsi anche… nell’orientamento.
In un contesto sempre più complesso, fare chiarezza non è solo utile. È necessario.
Massimo Ravasi
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