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Apprendere riposizionando i significati veri delle cose Stampa
Articolo di Cinzia Rossi apparso su Terza Corsia, il mensile di APQ-CISL.

Cinzia Rossi è da 18 anni Consulente di Orientamento Professionale e di Carriera e Amministratore di CROSS (www.e-cross.it)

 

Quasi tutte le nostre esperienze di vita, e nell'ambito di queste quelle lavorative, sembrano configurarsi sempre più come continue transizioni, ovvero come un percorso con molti cambiamenti.

Questo effetto moltiplicatore delle esperienze che ogni individuo può o deve interiorizzare è la prospettiva della complessità che caratterizza la società postindustriale, ovvero la cosiddetta società della conoscenza, e che rappresenta la sfida per eccellenza tra l'uomo e l'ambiente.

E’ la capacità o l'incapacità dell'uomo di ordinare la realtà secondo i modelli mentali e di azione disponibili.

In particolare la prospettiva della complessità, mettendo in evidenza la molteplicità delle interpretazioni possibili della realtà, propone esperienze di lettura sempre più articolate, intrecciate, polifoniche, che vanno affrontate con un’adeguata capacità di orientamento.
L'orientamento è diventato oggi un impegno sociale ineludibile nei processi sia di formazione sia di sviluppo di un individuo per l'intero arco della sua vita (e per quella lavorativa in particolare).
Ecco perché assume importanza oggi il ruolo dell'orientamento ed il poter usufruire dei servizi che offre a coloro che si trovano in un processo di transizione.

I momenti critici del rapporto tra soggetto e realtà a volte divengono evidenti attraverso la crisi.
Crisi che non indica la semplice complicazione nell'organismo sociale, ma la proprietà, l'aspetto cardine del suo stesso metabolismo, espressione di mobilità e di cambiamento.
L'individuo quindi, deve acquisire la capacità di  articolare punti di vista e approcci diversi, anche nella crisi che tuttavia attiva la sinapsi e fa produrre idee diventando spesso il tramite del cambiamento.

Il cambiamento va affrontato rimettendo in discussione i nostri saperi, i nostri valori, le nostre
sicurezze, con una nuova cultura di negoziazione, flessibilità e differenziazione.
Emerge all'interno del sistema lavoro, e nei rapporti di questo con l'intero vivere sociale, una domanda di senso: non è soltanto questione di produzione economica o di organizzazione giuridico-sociale, ma richiede precisi valori etici e culturali, nonché cambiamento di mentalità, di comportamento e di struttura. C’è bisogno di apprendere riposizionando i significati veri delle cose e delle esperienze.

L'orientamento, inevitabilmente, partendo dalla "cultura" in cui viviamo e agiamo, dovrà istruire/formare e motivare le persone a saper affrontare le situazioni nuove; dovrà avviarle a operare scelte, a prendere decisioni e fare attività congruenti con i vincoli ambientali senza trascurare i propri interessi e le proprie attitudini; dovrà trasformare, insomma, la percezione della crisi in opportunità.

Il mondo del lavoro, con tutti i suoi cambiamenti, induce ampi ripensamenti sul piano delle rappresentazioni sociali, dei significati collettivi a esso attribuiti, dei modi stessi di distribuirlo e di affrontarlo da parte delle persone in generale e delle organizzazioni in particolare. Le stesse aziende non sanno più cogliere (semmai si fossero poste in tale ottica) le competenze delle persone che hanno al loro interno, che nel frattempo acquisiscono ed elaborano, individualmente, seguendo l’onda dei travolgenti cambiamenti sociali.

II lavoro in una società del benessere non può più essere ingabbiato in una concezione oggettiva e strutturale. Gli schemi universalistici e assistenzialistici del Welfare State hanno in parte ridotto il collegamento tra soggetto e realtà, ed è proprio con la crisi di questi schemi che si "avverte la necessità di riportare in auge forme di collegamento più dirette tra l'individuo e i suoi progetti professionali (l’orientamento professionale e di carriera punta proprio a questa riconiugazione), favorendo forme di autosviluppo a partire dal concetto di valorizzazione dell’individuo e/o di accrescimento del capitale umano all’interno di un’azienda. Quello che ancora oggi non avviene nelle aziende è la valorizzazione delle persone e la motivazione ad utilizzare le leve operative e manageriali al più alto livello di responsabilizzazione possibile; l’azienda è ancora soffocata da una politica di gestione del Personale basata sul binomio passività dei soggetti/uniformità degli effetti.

Anche in una società, quale quella moderna, che ci pone di fronte alla scarsità di valide occasioni di lavoro gli atteggiamenti debbono essere diversi: la discriminante essenziale riguarda la disposizione ad affrontare il problema. Il recupero del rapporto tra soggetto e realtà viene in questo caso proposto nei termini di una possibile riconquista del lavoro, quale attività che a questo punto l'autonomia dell'individuo deve compiere (dato che non ci sono contesti che facilitano tale recupero, l’individuo deve sapersi orientare per avviare un proprio processo di riappropriazione del senso delle cose); autonomia recuperabile attraverso momenti di rifocalizzazione usufruibili con incontri di orientamento, ovvero:
attraverso lo sviluppo di una filosofia proattiva che gli permetta di assumere un ruolo propositivo, e non reattivo, per essere in grado di riconoscere e prevenire le crisi e cogliere le opportunità di ogni mutamento, per gestire al meglio la sua identità;
attraverso la possibile ridefinizione di una cultura del lavoro che valorizzi sia gli aspetti soggettivi, che per lungo tempo sono stati trascurati indebolendoli così gravemente, sia gli aspetti oggettivi della società a cui  si riferisce, per accompagnare e non subire il cambiamento di mentalità, di comportamento e di struttura del sistema lavoro.

Il lavoro deve poter diventare sempre più espressione di un soggetto artefice del proprio progresso.

L’opportunità di recuperare la relazione tra soggetto e realtà lavorativa sembra riposta nella capacità di ogni singolo di farsi soggetto globale e in quella di ogni realtà sociale di garantirne lo sviluppo.
Il tema del soggetto globale sembra oggi emergere in maniera centrale proprio in seguito, e grazie
anche, ad una debolezza istituzionale e di tenuta di senso del contesto lavorativo.

Tale assenza fa riemergere il soggetto con una sorta di primato dell'individuo, ma non come atteggiamento residuale di un soggetto rinunciatario, consequenziale a tale carenza, ma come soggetto capace di essere motore regolatore di una progettazione più vasta di natura valoriale. Il lavoro può diventare cosi un elemento espressivo della vita, sia per il soddisfacimento dei bisogni primari, sia per la gratificazione di  attese personali e sociali.
II soggetto globale non si costituisce solamente nel rapporto immediato con se stesso, ma bensì scopre se stesso come già coinvolto in una situazione caratterizzata dall'affettività, dal rapporto con l'altro e dall'orientamento a un senso. Egli presenta una dimensione attiva che di volta in volta diventa autonomia, ricerca, desiderio di senso, capacità di attestazione di sé in risposta all’altro, motivazione, eccetera. Perciò, al di là delle diverse forme di oggettivazione che mediano l’esperienza del soggetto, diviene manifesta una sorta di capacità, di autoidentità, attraverso una centratura sull’azione che sembrava scomparsa.
II passaggio dai precedenti schemi assistenzialistici del lavoro a una filosofia proattiva da parte del soggetto dipende dal livello di motivazione, che non si esprime tanto come azione, ma come rappresentazione, identificandosi nella "volizione": si tratta allora di una condotta di anticipazione, nella quale la realtà è “voluta” prima di essere attuata concretamente, e dove l'attuazione dipende strettamente dalla precedente rappresentazione.
Ancora una volta questo atteggiamento, alla base dell'approccio dell’azione di orientamento, è un segno di cambiamento che attiva un modo di pensare molto diverso, facendo supporre che un nuovo paradigma del lavoro ha cominciato a farsi strada nella mente delle persone.

Le politiche attive del lavoro, e in modo particolare le azioni di orientamento, cercano di realizzare quel supporto fondamentale di cui ha bisogno la persona durante il passaggio da atteggiamento passivo a quello propositivo, proattivo: da soggetto in difficoltà a soggetto costruttore di senso.

L'orientamento, infatti, accompagna l'individuo che ne fa ricorso, aiutandolo a recuperare il suo sé globale, ovvero interviene in modo ampio laddove l’individuo ha bisogno di ricostruire il vero senso e significato delle cose: a livello professionale, scolastico, familiare, sociale, personale.
Le azioni simboliche messe in atto dal consulente di orientamento, per gestire il momento della transizione del candidato, servono infatti, a riattivare quei meccanismi fondamentali di un soggetto globale che si prende cura di sé.
L'orientamento lavora per i singoli soggetti affinché sviluppino capacità di apprendimento e di  presa delle decisioni in modo sincronico rispetto alla realtà con la quale si rapportano, fino a renderli disponibili  ad  affrontare i cambiamenti in modo costruttivo.
Di contro, invece, le politiche che puntano a superare i cambiamenti attraverso la passività degli individui e l'uniformità degli effetti negano o sottovalutano la potenziale autonomia del soggetto e la sua capacità di interagire con la realtà.

Una corretta valorizzazione delle persone fa bene anche alla stesse aziende e organizzazioni in generale. Dovrebbero partire dal concetto di apprendimento, promuovendo innanzitutto la crescita e l’autonomia delle persone. L’individuo con un’alta consapevolezza di sé affronta con maggiore capacità di risposta ogni cambiamento, sprigionando alle volte energie e trovando risposte inedite.
Lo stesso processo formativo può essere caratterizzato da una più alta efficacia e da un maggiore ritorno in termini di investimento, se le persone coinvolte vi partecipano con una piena consapevolezza, dunque l’azione di orientamento è preliminare ad ogni momento di apprendimento.

L’orientamento ancora, è una condizione necessaria ad ogni lungimirante capacità progettuale, senza il quale ogni azione costruttiva è definibile di breve respiro o miope.

Nella società della conoscenza, l’arte di apprendere va accompagnata da un’azione di orientamento che pone le fondamenta per riposizionare e rinforzare il “significato e il senso” dei nostri saperi (vecchi e nuovi) nelle continue transizioni che la caratterizzano.