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L'attuazione dei progetti I.L.A. e il coinvolgimento del Servizio Orientamento Stampa

L’attuazione dei progetti I.L.A. (Individual Learning Account) e C.I.G.D. (Cassa Integrazione Guadagni in Deroga) in Provincia di Massa Carrara con il coinvolgimento del Servizio Orientamento
di Paolo Pisciotta, Coordinatore Regionale ASITOR per la Toscana
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Nel corso del triennio 2009-2011, i servizi di orientamento dei Centri per l’Impiego della Provincia di Massa e Carrara sono stati interessati da due nuove e stimolanti sfide, i progetti ‘I.L.A.’ e ‘Cassa Integrazione in Deroga’, nella cui attuazione hanno svolto, integrandosi con gli altri servizi, un ruolo decisivo in termini di promozione di consapevolezza e cambiamento nell’utenza coinvolta, nonché di incremento (o mantenimento) della sua occupabilità. Una sfida difficile, anzitutto sul piano dell’efficienza, vista la notevole quantità di persone da gestire e la parallela necessità di mantenere buoni standard di qualità ed efficacia.

Il progetto I.L.A., bandito in provincia nel 2010, ha offerto a molti cittadini, intenzionati ad usufruire di formazione e/o aggiornamento professionale a pagamento, l’opportunità di rimuovere l’ostacolo economico tramite l’assegnazione di un contributo individuale nel caso in cui la formazione proposta fosse effettivamente inquadrabile in un progetto personale e professionale fattibile e coerente, per individuare e valutare il quale è stato predisposto a monte un processo di lavoro che coinvolgesse tutti i servizi: amministrativo (aspetti burocratici), di orientamento (accoglimento della domanda e colloquio di ‘supporto’), di incontro domanda/offerta (colloquio di coerenza e accettazione/respingimento della proposta progettuale).

Strategico, in termini sia di sostenibilità della gestione che di qualità, è stato il ruolo del duplice passaggio attraverso il servizio di orientamento, per i seguenti motivi:

a) nel corso del colloquio di accoglimento della domanda, l’utente veniva informato riguardo al suo diritto di usufruire di un percorso orientativo ‘a monte’ della richiesta di formazione, in modo che questa potesse essere scelta assieme al consulente di ‘supporto’, il quale, spesso e di conseguenza, incontrava l’utente anche tre/quattro volte prima che questi fosse pronto a decidere. Ovviamente, altrettanto numerosi sono stati i casi in cui la persona si presentava ‘a sportello’ con una proposta più o meno precisa e dettagliata; tuttavia, anche in questo caso non sono mancate occasioni di ricalibrare la domanda iniziale, orientando ad una scelta diversa.

b) Il servizio orientamento ha svolto un’importante funzione di raccolta e catalogazione di informazioni sull’offerta formativa a pagamento di ogni tipologia e livello, visto e considerato che spesso l’utenza non possedeva risorse personali sufficienti a reperirle autonomamente. Tale ulteriore supporto offerto dal servizio è un aspetto da non sottovalutare, visto che ha impedito che decine (o forse centinaia) di domande si arenassero, rimanendo oltremodo aperte, con pesanti conseguenze sia in termini di gestione che di relazione interna ed esterna.

Sempre relativamente al progetto I.L.A., è opportuno aggiungere, infine, due riflessioni.
La prima è che tale tipologia di intervento, esercitando inevitabilmente un certo ‘richiamo’, ha permesso di mettere in contatto con il Centro per l’Impiego una fascia di utenza in possesso di un livello medio-alto di istruzione e/o competenza e/o risorse individuali che tendeva altrimenti a non varcarne le porte.
La seconda è che il processo di lavoro predisposto per la gestione tecnica, amministrativa e finanziaria delle domande e dei percorsi individuali ha messo effettivamente in rete tutti i servizi interni e molti esterni (come agenzie formative e associazioni di categoria), in una situazione di fattiva, proficua e spesso decisiva collaborazione.

Anche il progetto ‘Cassa Integrazione in Deroga’ è stato strutturato, in Toscana, sotto forma di percorso da svolgere all’interno dei servizi del Centro per l’Impiego, con la finalità di far corrispondere, a fronte dell’erogazione dell’ammortizzatore economico, un numero proporzionale di azioni di politica attiva. Tale scelta istituzionale ha il primario obiettivo di aiutare l’utente coinvolto (quasi sempre caratterizzato da vissuti negativi, sentimenti contrastanti ed interpretazioni più o meno distorte ed irrazionali) a comprendere, inizialmente, la propria nuova condizione, riflettendo socialmente ed individualmente su di sé in termini di risorse e di potenziale, ed a costruire progressivamente una diversa e più realistica mappa del mercato del lavoro, inteso come contesto di azione in cui gradualmente (e, perché no, anche faticosamente) individuare nuove opportunità, giungendo infine a candidarsi in modo efficace e mirato, oppure a scegliere di formarsi/aggiornarsi/riqualificarsi o altro ancora.

Anche in questo caso, risulta decisivo il ruolo del servizio orientamento, anzitutto nell’accogliere un’utenza spesso assai delicata, gestendo a livello individuale una certa emotività, strettamente legata alla propria attuale e spesso mal interpretata condizione, nonché ad uno scarso livello di informazione e, quindi, di comprensione rispetto al percorso in cui viene coinvolta, aspetto che aggrava la frustrazione e rafforza un’interpretazione punitiva del proprio presente; diretta conseguenza di ciò è, spesso e volentieri, un atteggiamento di partenza ansioso ed aggressivo, oppure disilluso e passivo, o ancora irridente, o addirittura prostrato e luttuoso. Strategica, pertanto, in vista di una costruttiva prosecuzione, è una buona ed empatica gestione del primo breve colloquio, che ha il compito di spostare la visione dall’obbligo (burocratico-amministrativo ed istituzionale) all’opportunità (di cambiamento e sviluppo personale).

Altrettanto efficace, seppur con livelli qualitativi oscillanti, per buona parte imputabili a richieste di efficienza che devono talvolta coniugare tempi incalzanti, numeri ingenti e risorse umane limitate, è il percorso di formazione orientativa progettato inizialmente e ‘ad hoc’ dall’ATI che gestisce in appalto i servizi di orientamento provinciali: ogni utente deve partecipare a tre seminari di gruppo, della durata di due ore, al termine dei quali proseguire individualmente, scegliendo tra alcuni percorsi personalizzati di orientamento/bilancio di competenze, formazione/aggiornamento/riqualificazione, candidatura, imprenditorialità. Al termine di tali seminari, come indicatore oggettivo (seppur relativo) di efficacia, non sono mancati casi in cui è stata richiesta un’ulteriore fruizione di servizi erogati dal Centro per l’Impiego anche dopo l’adempimento della parte ‘obbligatoria’ del percorso, corrispondente cioè al numero di giorni di cassa integrazione fruiti; alcuni utenti sono tornati più volte anche se non vincolati. Inoltre, sono stati quasi sempre rilevabili feed-back di cambiamento a livello cognitivo, e conseguentemente emotivo e comportamentale, al di là di una certa inevitabile, comprensibile (ma altrettanto facilmente smascherabile) tendenza da parte di qualcuno a recitare la parte del ‘bravo alunno’, con l’idea di poterne forse trarre qualche vantaggio, soprattutto nel caso di una definitiva fuoriuscita dalla propria azienda.

Purtroppo, la prosecuzione della CIGD oltre i tempi previsti, i grandi numeri, le risorse limitate e le conseguenti difficoltà di gestione sia tecnica che amministrativa, hanno costretto l’Ente ad abbassare notevolmente gli standard qualitativi iniziali. Ma questa  è un’altra storia.

Newsletter n. 7 - Dicembre 2011