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L'analisi transazionale Stampa

di Silvia Bolognino e Marco Longo, Associati ASITOR
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Tra gli strumenti del bagaglio professionale del consulente di orientamento pare opportuno sottolineare l'esistenza di una tutt'oggi valida e importante teoria di comunicazione che nasce in ambito clinico, ma che viene poi applicata in diversi contesti: l'Analisi Transazionale.
La praticità di questo strumento sta nel fatto che utilizza una terminologia semplice e quotidiana, facilmente comprensibile, fruibile ed applicabile anche ai “non addetti ai lavori” della clinica psicanalitica, per esempio nelle aree risorse umane, selezione, formazione e consulenza aziendale, nonché orientamento.

L'Analisi Transazionale è stata elaborata dallo psichiatra canadese Eric Berne (1910-1970) negli anni Cinquanta del secolo scorso.
Il nome “Analisi Transazionale” indica chiaramente qual è l'oggetto principale di questa teoria: la “transazione”, ovvero lo “scambio” che si verifica tra due individui che comunicano con parole, gesti, atteggiamenti.
L'approccio di questa teoria è quello di studiare l'individuo attraverso i comportamenti che manifesta nella relazione con gli altri all'interno dell'ambiente in cui vive. Berne si propone di guarire i suoi pazienti, non semplicemente di aiutarli a star meglio, promuovendone l'autonomia e rendendoli partecipi al lavoro che viene svolto ed affrontato. Per far ciò stipula con loro un “contratto” che include dei precisi obiettivi personali; in tal modo le persone sono portate a risolvere loro stesse i problemi personali, con il supporto del terapeuta.

Altro fattore fondamentale è l'ascolto attivo che Berne applica alle sue sedute, dando pari importanza alla comunicazione verbale, paraverbale e non verbale che i pazienti attuano durante gli incontri con lui. Questo tipo di approccio risulta essere di supporto e funzionale anche per il consulente di orientamento. Da una parte l'orientatore può applicare queste tecniche a se stesso per meglio comprendere le proprie modalità di reazione in contesti e situazioni. Inoltre, può utilizzarle per approfondire la conoscenza di chi ha di fronte, per stabilire una relazione il più possibile funzionale al colloquio di counseling.
Un'altra importante caratteristica della teoria è l'attenzione all'ascolto attivo, ritenuto indispensabile anche da chi svolge la nostra professione.
Grazie all'approccio sin qui descritto, Berne è riuscito a identificare caratteristiche e strutture comuni alle reazioni che si manifestano durante le relazioni, traendone le sue più importanti intuizioni: gli stati dell'Io (bambino, genitore, adulto), le Transazioni (parallele, incrociate e nascoste), i giochi, i copioni, etc. Queste teorizzazioni sono quelle che costituiscono il nucleo dell'Analisi Transazionale, intesa come metodo psicoanalitico, e le relative tecniche.

Per chi fosse interessato ad un approfondimento rimandiamo alla seguente bibliografia: oltre ai testi scritti direttamente da Eric Berne (A che gioco giochiamo?, Milano, Bompiani, 2000; Ciao… e poi?, Milano, Bompiani, 2000), che mantengono un’impronta fondamentalmente clinica, una interessante introduzione alla teoria e alla pratica dell’AT la offre il testo di Dominique Chalvin e Jean-Luis Muller, L'analisi transazionale. Guida pratica per dirigenti, quadri intermedi, professional e tecnici (Milano, Franco Angeli, 2002) e il breve manuale di Fabio Ricardi, L’Analisi Transazionale – Il sé e l’altro (Milano, Xenia, 2007).

Newsletter n. 6 – Luglio 2011