|
di Mietta Confalonieri, Fondatore e Past President di ATEMA Associazione per il Temporary Management E-mail
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Il Temporary Management è un servizio rivolto all'azienda, per accompagnarla e supportarla nella corretta gestione di una fase di discontinuità programmata, legata ad un progetto di cambiamento. Si parla di un innesto di cultura manageriale, in particolare nelle Piccole e Medie Imprese, ma anche di uno strumento di diversificazione su aree più specialistiche, nelle grandi aziende. Il Temporary Manager interviene in azienda su progetti specifici, concordati con il proprio cliente nei tempi, nei modi e nei costi, con un preciso accordo sulle risorse a disposizione per il raggiungimento dell'obiettivo assegnato.
E' opportuno fare una distinzione tra Consulente, anche operativo, e Temporary Manager. Il primo opera, di solito, senza deleghe formali nelle aziende a fianco dell'azionista; inoltre, non risponde in prima persona dei risultati operativi. Il secondo riceve deleghe formali attraverso un atto notarile, lavora su un preciso progetto, definito e concordato nei tempi, nei modi e nei costi, e risponde in prima persona dei risultati.
Consulenza e Temporary Management si sono evoluti negli anni e sempre più si sono differenziate e valorizzate le due figure professionali che li rappresentano. E' importante vederle come parti integranti di un progetto, mai in antitesi, bensì complementari, a volte addirittura presenti nella stessa persona. Si tratta del bilanciamento tra analisi e sintesi, pensiero strategico a supporto dell'azione, capacità di individuazione del problema ed implementazione dei correttivi. E' utile sottolineare che il progetto, di cui un Temporary Manager si fa carico, deve portare ad un cambiamento ed incidere significativamente sulla cultura dell'azienda, sul suo "modus operandi", portandola ad ottenere risultati misurabili e duraturi nel tempo.
E', pertanto, essenziale e importante capire e far capire che il TEMPO, o la durata dell'incarico, è in funzione del PROGETTO e garanzia dell'impegno del Temporary Manager a portarlo a buon fine nei modi e nei tempi concordati. E' questo l'asset che più di ogni altro caratterizza questo servizio rispetto al management in generale ed alla consulenza. Il "tempo" diventa, quindi, strumento strategico legato alla garanzia di un successo misurabile. Necessario, quindi, "educare" il mercato ad un linguaggio nuovo e più aderente alla realtà dove "temporary" si declini in: sinonimo di "tempestività", corretto utilizzo del tempo, velocità di azione e reazione, flessibilità progettuale e manageriale, capacità di intervento immediato su problemi o situazioni, anche di emergenza.
In ATEMA Associazione per il Temporary Management si è assolutamente convinti che la figura del Temporary Manager possa e debba divenire sempre più strategica e connotata da alta preparazione professionale e manageriale, oltre che da imprescindibili doti personali e imprenditoriali.
I primi 15 anni del Temporary Management in Italia Solo dopo la nascita e la fondazione di ATEMA, nel dicembre del 1993, si è cominciato a parlare e a discutere in Italia di Temporary Management. In realtà, nel nostro Paese, le prime società di Temporary Management esistevano già dal 1986 e operavano in un mercato di nicchia esasperata, ignorandosi reciprocamente e difendendo gelosamente il proprio territorio. L'evoluzione di questo servizio sul nostro mercato è stata più di tipo concettuale che di sviluppo numerico. Fasi alterne di impostazione si sono susseguite fino a che l'avvento di Tangentopoli ha fatto esplodere una crisi da alcuni anni latente che ha cambiato i giochi e sovvertito le regole. Si parlava, allora, di "manager in affitto", guidati più da logiche di tempo che di progetto. Non a caso il termine più diffuso per identificare questo professionista era proprio "temporary manager", seguito da "interim manager" o "pro-tempore manager", alla latina. Si è, in seguito, passati a "manager a contratto" o "contract manager" per poi arrivare a "turn-around manager" e a "change manager", con uno spostamento di focus dal tempo al progetto.
Dal 1993 l'evoluzione del Temporary Management ha avuto una forte accellerazione che è andata di pari passo con quella di ATEMA: l'affermazione di ATEMA e la sua crescita numerica per soci e notorietà ha comportato per la figura del Temporary Manager una miglior definizione dei contorni, divenuti più netti e precisi. Uno dei primi obiettivi dell'Associazione è stato il corretto posizionamento del servizio: spiegare a manager ed aziende che non si trattava di un "escamotage" per trovare un lavoro né di una soluzione per risparmiare sulla liquidazione, ma di una scelta strategica sostenuta e guidata da un preciso progetto manageriale e industriale. Scardinare i vecchi concetti del "posto fisso" e del "dipendente fedele" non è stato né semplice né banale. Promuovere e vivere in prima persona la flessibilità in un ambiente sociale che assimilava tale termine a quello di passiva precarietà ha fatto sì che questo nuovo strumento di gestione cominciasse ad entrare negli usi e costumi della business community.
Una prima ricerca sul Temporary Management nel '94 ed il Convegno alle Stelline nel '95, promossi da ATEMA, hanno catalizzato l'attenzione del mercato su questa nuova figura professionale. Nell'immaginario collettivo, tuttavia, il Temporary Manager era un dirigente disoccupato e le società lo assumevano per poterlo licenziare senza pagare indennità e senza problemi. Inutile dire che, proprio per combattere questi preconcetti, ci si è dovuti scontrare con forti resistenze da parte di tutto il mercato. L'essere "super partes" e senza fini di lucro, quindi liberi da condizionamenti commerciali, ha permesso ad ATEMA di coinvolgere manager, società, enti ed associazioni in quello che si può considerare, a pieno titolo, un vero e proprio progetto di marketing istituzionale.
Man mano che l'acme della crisi andava stemperandosi, anche sotto l'aspetto emotivo, i salvataggi delle aziende diventavano un po' meno frequenti, mentre l'innesto di cultura manageriale indotto dalla diversificazione e dallo sviluppo cominciava a richiedere nei vari comparti aziendali professionalità sempre più specifiche e finalizzate. Da qui l'esigenza di Temporary Manager responsabili di funzione. All'inizio degli anni '90 c'è stata una massiccia richiesta di Direttori del Personale, conseguenza delle varie ristrutturazioni in atto, e di EDP Manager, in concomitanza con il diffondersi dell'informatica. I primi segnali positivi di ripresa si sono percepiti anche dalle richieste sempre più frequenti di Temporary Manager nell'area marketing, sia per riposizionare e rilanciare l'azienda, sia per affrontare nuovi prodotti e nuovi mercati. Interessante notare che, negli ultimi anni, i Temporary Manager più richiesti sono legati all'area Amministrazione e Finanza. I Controller, in particolare, sono chiamati a "razionalizzare e consolidare" essendo diventato il Controllo di Gestione un "must" per tutte le aziende.
In Italia lo sviluppo del Temporary Management è stato più faticoso e articolato che non in Francia o in Inghilterra proprio perché legato a tradizioni ed abitudini consolidate. L'offerta di Temporary Management in Italia è da sempre "variegata": le società di consulenza utilizzano i Temporary Manager all'interno di un proprio "pool" di manager selezionati, i cacciatori di teste li reperiscono sul mercato, infine, in un'area "grigia", operano i consulenti "operativi" ed i cosiddetti "free lance", Temporary Manager professionisti che si propongono ed operano da soli all'interno delle aziende. Il mercato di riferimento è per lo più formato da piccole-medie imprese che hanno un disperato bisogno di qualcuno che le aiuti a cambiare per crescere o che le assista nel momento del cambio generazionale: qualcuno che le prenda per mano per un tempo limitato e faccia loro fare il "salto di qualità" indispensabile per la sopravvivenza. Questa figura professionale fa tuttora molta paura.
E ora quanti sono i Temporary Manager in attività? Qual è la percezione del mercato nei riguardi di questo servizio? Quanto fa ancora "paura" assumere un Temporary Manager? Si vorrebbe rispondere a queste domande con dati numerici precisi per poter dire quanti sono i Temporary Manager in Italia producendo statistiche e tabelle ... si possono, però, solo dare cifre approssimative e riportare sensazioni sicuramente più vicine alla realtà. Si può affermare che è tuttora difficile rilevare con precisione questo mercato in quanto ancora sommerso, sia per la diffusione discontinua e a "macchia di leopardo", sia per la varietà di tipologie dell'area grigia di cui si è parlato in precedenza. ATEMA sta lavorando sulla Qualificazione Professionale perché solo così si avrà un'idea più precisa degli "addetti" e si potranno fornire dati più attendibili.
Parlando in generale, il servizio è più diffuso nell'area di Milano e provincia, meno nelle altre province del Nord Ovest; è molto presente nel Nord Est, ma va diminuendo man mano che si scende verso Bologna, Firenze e Roma. Si riscontra in misura minore nel profondo Sud, da Napoli in giù, ed è presente in particolare in Puglia e Basilicata.
Parlando il linguaggio del marketing, si può affermare che la proporzione tra le società che lo vendono ed i professionisti che lo esercitano è assolutamente sbilanciata verso i secondi. Su circa 400 Temporary Manager ci sono non più di 10, massimo 15 società di Temporary Manager dedicate, di cui solo 4 o 5 a livello internazionale. Quanto alla percezione del mercato, risulta anche questa molto variegata e direttamente proporzionale alla diffusione del servizio.
ATEMA Associazione per i Temporary Management ATEMA (www.atema.net) nasce come libera associazione di volontariato professionale allo scopo di far conoscere al mercato italiano, in un momento di grave crisi, l'utilizzo ed i vantaggi di questo nuovo strumento di gestione per il rilancio dell'azienda. Nei quindici anni trascorsi, l'attività associativa è stata dedicata a promuovere la flessibilità anziché la precarietà, a finalizzare il gusto della sfida, in poche parole: a dar vita e corpo a quella che si ritiene possa diventare la professione del futuro.
Newsletter n. 2 - Ottobre 2009
|