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di Paolo Pisciotta, Coordinatore Regionale ASITOR per la Toscana E-mail
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Tutte le argomentazioni ed elaborazioni teorico-concettuali con le quali sono venuto a contatto da quando mi occupo di orientamento le sintetizzo, oggi, in una semplice quanto essenziale parola-chiave: persona. Persona al centro del processo; persona conosciuta mentre va conoscendosi; persona ‘sentita’ mentre vive le sue contrastanti emozioni; persona come Io profondo, valoriale ed emotivo, dal quale non si può prescindere se si vuole che venga costruito un edificio che non solo rimanga in piedi, ma lo faccia senza subire né crepe, né cedimenti, né crolli.
Un approccio per certi versi radicale, ma al tempo stesso ragionevole, se l’obiettivo non è soltanto il ‘lavoro tout-court’, bensì il benessere psico-fisico e la massima realizzazione possibile di sé. Un approccio che mi permetterà, se non altro, di evitare in futuro una prematura e rassegnata capitolazione di fronte alle presunte esigenze di un mercato del lavoro che al contrario, se adeguatamente esplorato, offre molte più opportunità di quante non ne appaiano ad uno sguardo superficiale, ovvero infinite sfumature di grigio all’interno della semplicistica e passivizzante dicotomia di ‘sviluppo’ e ‘crisi’. Il benessere di una persona passa anche attraverso un’identità psico-sociale che spesso è costituita, per buona parte, dalla propria professione. Non a caso, Luigi Pirandello per un’intera vita letteraria ha incentrato la sua poetica sul conflitto tra la persona, nel suo perenne, dinamico e mutevole fluire, e la ‘forma’ che il contesto sociale di appartenenza le attribuisce per individuarla, identificarla e gestirla stabilmente. Ecco cosa legge sulla sua lapide il ‘fu’ Mattia Pascal:
COLPITO DA AVVERSI FATI MATTIA PASCAL BIBLIOTECARIO CUOR GENEROSO ANIMA APERTA QUI VOLONTARIO RIPOSA
La persona Mattia Pascal era mille cose, ma il suo contesto sociale lo aveva ‘fissato’, contenuto e limitato così. Persino sulla sua tomba, la professione campeggia a caratteri cubitali, più del nome, molto più delle caratteristiche di personalità; casomai, quasi allo stesso livello d’importanza viene rimarcata la colpa del suicidio, che corrisponde ad un altro costrutto sociale, da lui violato: il tabù religioso.
Ecco perché quello di orientamento è un bisogno, il più delle volte implicito e forse proprio per questo ancora misconosciuto sia a livello istituzionale che di opinione, così importante e diffuso; ed a maggior ragione nel contesto socio-economico complesso e mutevole di oggi che, se da un lato rende decisivo l’apprendimento di competenze orientative per muoversi con successo all’interno del continuo divenire e complicarsi della realtà, dall’altro offre, rispetto a quella società più semplice e stabile che hanno conosciuto due generazioni di italiani, maggiori possibilità (quando non necessità) di ‘cambiare in corsa’ la propria ‘forma’ lavorativa. Prevenire il problema nella scuola, o affrontarlo successivamente in modo serio, costruttivo e coraggioso, permette di evitare o attenuare, da un lato, la sofferenza psichica della persona che non si identifica con il proprio lavoro, dall’altro ‘fughe impossibili’ dalla realtà (esattamente come quella di Mattia Pascal) che portano spesso l’individuo a mettere in atto strategie compensative o consolatorie che non risolvono il problema, semmai spesso ne aggiungono altri. Al contrario, un lavoro ‘gradito’ perché allineato e coerente con la personalità, i valori, gli interessi, le motivazioni ed i talenti dell’individuo permette l’identificazione (possibilmente non esclusiva) in esso da parte di quest’ultimo sul piano psicologico e di conseguenza l’accettazione, o anche il piacere, di essere associato ad esso. In questo caso, anche se la propria occupazione non dovesse rientrare negli status symbol professionali socialmente più apprezzati, le persone potrebbero evitare di soffrirne come oggi, invece, sempre più spesso accade, al punto da tenere celato il proprio lavoro nell’interazione con gli altri.
Proprio lo stesso Pirandello ci fornisce una metafora della professione dell’orientatore, ovvero di colui che ha il compito di aiutare la persona, seppur in una prospettiva sempre aperta ed evolutiva, ad ‘imbrigliare’ in una ‘forma’ il più possibile gradita (proprio in quanto necessaria per una sua presenza attiva e soddisfacente nella società) il ‘magma’ inarrestabile, sfuggente ed in continuo fluire che essa è, soprattutto quando si trova in situazione di cambiamento, allo scopo di perseguire il suo benessere futuro e di prevenire un vissuto ed un comportamento conflittuali con sé stessa e con il mondo.
Newsletter n. 6 – Luglio 2011 |