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di Fausto Fantini, Career Management Fellow e Docente Scuola Europea di Formazione per l’Orientamento E-mail
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To achieve continuity we have to be willing to change. Con questo paradosso, William Bridges, uno dei massimi esperti di tecniche di consulenza di carriera, autore di libri come Job shift – How to prosper in a world without workplace e You & Co., non tradotti in italiano, ha dato in anticipo di diversi anni la risposta all’attuale crisi occupazionale prevedendo il tramonto dell’era del ‘posto fisso’.
In verità, la durata media dell’attività professionale di un occupato è ormai scesa sotto i dodici anni. Per i giovani nati nell’era della flessibilità dell’offerta lavorativa degli anni novanta, dapprima con il timido esordio dei lavori cosiddetti atipici e poi, dal 1997, con il boom del lavoro interinale, l’affrontare periodicamente il mercato del lavoro è diventato una consuetudine. Si capisce, pertanto, perché in questo terzo millennio siano state invertite le regole del gioco tra domanda e offerta di lavoro.
Fino a non molti anni fa i giovani venivano prenotati e cooptati in azienda già dall’Università con il buffo risultato di dare un posto di lavoro ‘sicuro’, spesso non in linea con le aspirazioni della persona. Si barattava in tal modo la sicurezza con la motivazione. Le statistiche di chi non ama il proprio lavoro sono sconcertanti. Oggi avviene il contrario. Si dovrebbe, quindi, puntare ad operare nel settore e nel ruolo più confacente alla persona, cambiando lavoro più volte nel corso della vita lavorativa. Un approccio che manda al macero la sicurezza. Ma, dopo i cataclismi della finanza globale, quale posto di lavoro può più dirsi sicuro? Nemmeno in banca, dove sembrava non potesse mai accadere nulla … E allora, tanto vale investire su se stessi tenendo aggiornate le proprie competenze per offrirle alle entità che ne hanno bisogno con il supporto professionale di consulenti di carriera.
Il posto di lavoro non è una sinecura, bensì un rapporto sinalagmatico, di do ut des: com-petenze e prestazione verso remunerazione e benefits. La fatica psicologica di questo approccio è duplice: da un lato mina la sicurezza, dall’altro richiede il continuo investimento su se stessi per ovviare all’ipotesi di obsolescenza. Quest’ultimo sforzo ha, però, un gran vantaggio: mantiene vivi e giovani. Il famoso fattore ‘età’, contrariamente al pensiero della maggioranza, incide più sulla modalità contrattuale che non sulla possibilità di trovare attività da svolgere: consulenza, temporary management, coaching. Per chi si mantiene aggiornato esistono possibilità concrete di lavoro, da identificare correttamente. E qui si arriva al cuore del problema. Se ormai nessuna impresa, da FIAT ad Alitalia a Citigroup è più in grado di assicurare il lavoro … dalla culla alla tomba, come si diceva una volta parlando dell’imprenditorialità paternalistica, occorre attrezzarsi per affrontare il mercato come surfisti: persone capaci di scendere dall’onda che smonta per saltare su quella emergente in arrivo, passaggio che, in certi casi – leggi lavoro autonomo, in partita IVA o in società a poco capitale – può provocare la persona stessa con un tuffo in mare aperto, forte solo della propria voglia e capacità di fare.
Al proposito, l’informatica distribuita sta facendo nascere un nuovo mondo, quello dell’artigianato, nel quale chi è in grado, sapendolo fare o avendone le potenzialità, può risolvere un certo tipo di problemi erogando servizi per soddisfare bisogni. Questo è ormai il paradigma del lavoro: trovare nella professionalità e nelle competenze il fattore critico di successo, mandando in pensione uffici e orari di lavoro grazie al mostruoso sviluppo delle telecomunicazioni.
Trasforma i tuoi obiettivi in previsioni e costringi il futuro a darti ragione, perché il futuro è distratto e non ha memoria, perché domani è un altro giorno, non ci conosce e potremmo fargli buona impressione; perché proporre è costruire, mentre accettare è sempre restare dove si è. Così scrivevano i coniugi Varvelli. Mentre oggi, spesso, non basta neppure accettare per restare dove si è.
Il terzo millennio con la precarietà ha portato la libertà, quella che già i nostri padri costituzionali avevano sancito. Dopo aver detto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro avevano, infatti, precisato che ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Forse ce ne eravamo dimenticati … Newsletter n. 1 - Maggio 2009 |