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Metodologie e strumenti per l’inclusione sociale di soggetti deboli di Gennaro Curallo, Associato ASITOR Regione Campania E-mail
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La Dedalus è una coop. soc. che da 30 anni si rivolge a migranti con l’intento di favorire percorsi di inclusione sociale. Per meglio rispondere ai loro bisogni, la Dedalus si è strutturata in aree che collaborano alla definizione dei cosiddetti programmi individualizzati di reinserimento sociale. Per usare una metafora, come un sarto, proviamo a confezionare abiti su misura. All’interno della Dedalus è presente l’area dell’orientamento e del sostegno all’inclusione socio-lavorativa che, da quasi 20 anni, applica un modello, i cui capisaldi sono: l’orientamento (e il bilancio di competenze), il tirocinio formativo-lavorativo e più in generale l’agire in rete.
Il modello si rivela efficace anche quando l’utenza esprime una debolezza che si manifesta in bassa autostima, basso livello di istruzione e numero esiguo o assenza di esperienze di lavoro significative. Esso, infatti, consente di colmare quel gap che rappresenta il principale ostacolo per l’inserimento nel mercato del lavoro.
In questi anni, destinatari degli interventi sono stati adulti e minori stranieri, soprattutto non accompagnati (Per MSNA si intendono quei minori privi di assistenza e rappresentanza, senza famiglia negli “spostamenti” umani), e donne (straniere) provenienti dal circuito della prostituzione e della tratta degli esseri umani.
Come accennato, l’orientamento al lavoro è alla base del modello. L’orientamento favorisce l’emersione e la valorizzazione di motivazioni, interessi, conoscenze, abilità e competenze. Gli elementi raccolti consentono di delineare un progetto formativo coerente, finalizzato allo sviluppo di competenze che accrescono la competitività del destinatario nel mercato del lavoro. L’orientatore, quindi, è un attore importante in quanto favorisce il riconoscimento, da parte dell’utente, di risorse da indirizzare verso un obiettivo che, a seconda dei casi, può essere formativo o lavorativo.
Di solito, le esperienze di formazione on the job sono precedute dalla cosiddetta preformazione, attività che si propone di rafforzare le competenze di base, in particolare quella linguistica ed informatica, ma anche di trasferire elementi di conoscenza del mercato e della legislazione del lavoro, fondamentali per irrobustire la “strumentazione” personale.
È evidente che la Dedalus, da sola, non sarebbe in grado di erogare la formazione di cui necessita ciascun utente e il cui fabbisogno emerge con i percorsi di orientamento. In questi anni, quindi, si è rivolta al mondo dell’impresa per costruire una rete di realtà sensibili al tema dell’inclusione socio-lavorativa di soggetti multiproblematici. Tali realtà hanno offerto un supporto fondamentale e, in molti casi, hanno assorbito gli utenti che avevano “accolto” per l’implementazione di percorsi formativi. Arriviamo così al secondo caposaldo del modello: il tirocinio formativo-lavorativo (disciplinato dall’art. 18 della L. 196/97) È noto che, a promuovere tali esperienze, possano essere anche le cooperative sociali (i cd soggetti promotori). In questi anni, si è rivelato estremamente importante l’apporto del tutor aziendale, designato dall’impresa quale responsabile della formazione. Il tutor aziendale, infatti, soprintende al percorso ed è, in quanto esperto, in grado di riconoscere punti di forza e di debolezza. Se è il caso, di concerto col tutor di progetto, riorganizza le attività affinché quelli debolezza si tramutino in punti di forza.
Altrettanto importante è stata l’interazione tra il tutor di progetto (di norma l’orientatore) ed il tutor aziendale. ll tutor di progetto, interfacciandosi col suo omonimo nell’impresa, favorisce il riconoscimento, da parte dell’utente, delle competenze acquisite e delle criticità da affrontare.
In conclusione, i tutors, nel modello appena descritto, svolgono un ruolo fondamentale per l’emersione e la valorizzazione delle risorse di cui l’utente è portatore e per lo sviluppo e il riconoscimento di competenze, spendibili nel mercato del lavoro, acquisite nell’ambito di percorsi di formazione on the job.
Come anticipato, Il modello si è rivelato efficace anche per le ricadute occupazionali. Nel biennio 2009 – 2010, su 26 esperienze di tirocinio, la metà si è conclusa con l’inserimento lavorativo: un risultato importantissimo se si considerano soprattutto le caratteristiche e le “provenienze” dei destinatari.
Newsletter n. 7 - Dicembre 2011
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